Totò Trek
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“E’ la somma che fa il totale!”, esclamò lo strano individuo sullo schermo.
A quelle parole Antonio Savoia impallidì. Il suo volto iniziò a traspirare come
colto da un’improvvisa insolazione e le sue mani, tremanti, armeggiarono con la
consolle che stava innanzi a lui. L’immagine si riprodusse ancora una volta e,
ancora una volta, non c’erano dubbi in proposito: “E’ la somma che fa il
totale!”.
“Computer, ti è possibile ricostruire il volto dell’attore che interpreta la
pellicola basando la tua analisi su fonti scritte?”.
“Tale procedura è sconsigliabile, ma eseguibile…”.
“Lo prenderò come un si! Attingi ai documenti dell’archivio centrale terrestre
denominati: 1357a34d e 1358b35d…Interpolazione delle informazioni…”.
“Eseguita…”.
“Elabora immagine…”.
“In elaborazione…In elaborazione…Eseguita…”.
“Computer, riproduzione olografica della sequenza film…”.
Al centro della stanza apparve un uomo non più alto di un metro e sessanta, con
un cappello evidentemente troppo piccolo per la sua testa e uno strano vestito
corto di maniche e di pantaloni. Il volto, duro e angoloso, si piegava sulla
destra in prossimità della mascella e i suoi occhi si sgranavano in una smorfia.
“E’ la somma che fa il totale!”, disse accompagnando le parole con un gesto
eloquente della mano.
Fu così che Antonio Savoia conobbe per la prima volta l’uomo a cui doveva il suo
stesso nome: Antonio De Curtis in arte Totò.
Istituto Internazionale di Restauro Cinematografico di Torino.
Data Terrestre 22 gennaio 2378 .
La notizia era di quelle importanti. Dopo quasi trecentocinquanta anni era stato
ricostruito uno dei volti cinematografici più importanti del ventesimo secolo.
Il Principe, come l’avevano chiamato, per distinguerlo dal Vagabondo, il
Sognatore, l’Amleto e i due Combina Guai, che erano altri famosi e bravi attori
di quella epoca d’oro della cinematografia terrestre.
L’Istituto per cui Antonio Savoia lavorava aveva avuto il compito non solo di
ricostruire l’immagine del grande attore, ma di sintetizzarlo olograficamente
per poter interagire con lui. La ricomposizione, però, era cosa molto delicata
che richiedeva l’intervento di esperti. To’nal aveva chiesto a diverse persone e
tutte avevano dato la stessa identica soluzione al quesito: Zimmerman e il suo
più illustre allievo, il Medico Olografico d’Emergenza della Voyager che era
tornata da qualche mese dal quadrante Delta.