Un racconto breve di Paolo Maroncelli
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E' breve ma intenso. E anche molto amaro. Non lascia nessuna speranza e tuttavia il protagonista è un personaggio "che sa vivere", di quelli che ce ne sono pochi al mondo, ma se ce ne fossero di più il pianeta e l'umanità si salverebbero nonostante qualsiasi ineluttabile destino.
L'anziano scienziato aprì gli occhi con il fastidioso rumore della suoneria nelle orecchie, quando il sole era già alto e i suoi raggi disegnavano buffe e tozze figure sul soffitto sintetico di quella strana abitazione alla quale non era mai riuscito ad abituarsi completamente. L'architettura era totalmente cambiata; quanto gli mancavano le pareti in cartongesso, fragili, sì, ma calde ed accoglienti. E il legno ormai era del tutto assente dalla vita delle persone se non sotto forma di rozze e volgari imitazioni che ai suoi occhi apparivano come la concretizzazione di un insulto. In compenso l'umanità poteva contare su infinite varietà di fantasie polimeriche.
Nonostante sapesse che questa sarebbe stata la giornata più importante della sua vita, l'uomo si alzò pigramente e depolarizzò il vetro della camera da letto quel tanto che bastava per scorgere la vuota desolazione della città fantasma. Edifici alti ed imponenti, tecnologicamente miracolosi, frutto della scienza più ardita ed inimmaginabile... disabitati ormai da mesi e lasciati all'abbandono e al disinteresse.
L'ormai scarsa popolazione terrestre si era già totalmente rifugiata nel sottosuolo, sperando che un miracolo avrebbe ancora una volta preservato la sua esistenza sul pianeta. Le possibilità di sopravvivenza erano praticamente nulle, anche l'uomo se ne rendeva conto nonostante il gap scientifico che caratterizzava la sua cultura personale. Tuttavia è nella natura umana affidarsi alla speranza e alla fede, soprattutto in momenti drammatici come quelli.
L'uomo si allacciò in vita un comodo accappatoio di lana e si recò lentamente in cucina alla ricerca di quella fetta di ottima torta che aveva preparato la sera prima per festeggiare l'evento... Eccola. Magnifica torta tradizionale come la faceva sua moglie. Solo lui sapeva quanta fatica gli fosse costata trovare ingredienti che si potessero almeno avvicinare alla ricetta originale. Trascinò a sé il piattone di vetro e accese distrattamente il videoterminale installato nella parete nord. Non si aspettava di ricevere alcun segnale e in effetti tutti i canali erano muti tranne qualche sperduta stazione locale che aveva in programma vecchi film nostalgici, decisamente in tema con la situazione. Ma che sorpresa vedere che una di queste piccole stazioni trasmetteva ancora dal vivo, con un anchorman allucinato evidentemente in preda alle droghe. Non era chiaro capire di cosa stesse parlando quel buffo individuo che saltellava per lo studio come una cavalletta, urlando, agitandosi e concludendo ogni frase con un rassicurante: "ci rivedremo domani!!"
L'ultimo boccone di torta precedette una doccia gelata. Genuina acqua corrente, non quelle stupide docce soniche che ti pulivano, sì, ma ti lasciavano addosso la sgradevole sensazione di esserti messo il deodorante sopra il sudore.
La piccola finestra del bagno aveva una splendida vista panoramica che abbracciava una zona della città priva di abitazioni. Si scorgevano chiaramente i bordi della cupola, e il cielo... e fu verso il cielo che, nonostante tutto, l'uomo rivolse un'occhiata benevola.
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