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| Editoriale - Gennaio 2010 |
  1° gennaio 2010. Come ogni anno e' il momento delle previsioni e anche noi di WebTrek Italia abbiamo provato a giocare agli oracoli. Su di un piatto della bilancia strani, nuovi, mondi. Astronavi scintillanti, draghi e castelli. Sull'altro crisi ecologiche, economiche, politiche, terrorismo e guerre. Fantasia contro paura. Ma sono veramente inconciliabili tra di loro queste due categorie dell'animo che cosi' intimamente ci appartengono? Forse meno di quanto ci aspettiamo. Ma, attenzione, tutto ha un prezzo...
Editoriale - Gennaio 2010 di Giancarlo Manfredi
“L'idea dell'eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell'imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l'abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all'infinito! Che significato ha questo folle mito?” (Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)
Può sembrare un paradosso, ma anche un territorio inesplorato parla di noi.
Questo perché sono proprio le domande, le paure, i limiti speculativi, a definirci, ancor prima delle umane capacità previsionali sul futuro.

Esplorare dunque, inoltrarsi attraverso i percorsi del tempo, è qualcosa molto simile a un’intuizione: come per la tela del pittore, o il blocco di marmo di uno scultore, così anche la nostra storia personale potrebbe essere lì davanti, in attesa di una mano di colore o che venga rimossa la materia di troppo.
Arthur Schopenhauer una volta ha detto che "La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere; sfogliarli a caso è sognare". Certo, il concetto così espresso ricorda molto da vicino un salto nel buio, ma è motivo sufficiente per cedere alle mille ra-zio-na-lis-si-me giustificazioni che ci diamo, a posteriori, dopo aver “lasciato perdere” una volta di più o di troppo?

Quindi ecco di fronte a noi il tempestoso anno nuovo: non solo una bella cifra tonda, duemilaedieci, ma anche un territorio vergine da attraversare, pieno di foreste, montagne, fiumi, mari, isole, vortici e draghi da registrare su di una mappa che per il momento è bianca.
E non saremmo degni della nostra passione per la fantasia e per i viaggi (dell’immaginaria astronave Enterprise) se per tirannia di auto-imposti limiti, per paura, rinunciassimo a scegliere la rotta.
In alternativa sono sempre disponibili delle comode pantofole e una tranquilla pensione dove adattarsi a tutto ciò che verrà (imposto).
Adesso, non vi nascondo che – un po’ come per gli esploratori dell’epoca classica - il rischio di sbagliare, di farsi del male, persino di morire esiste, ma l’esortazione rimane quella di partire e di superare le nostre personali, reali o simboliche poco importa, colonne d’Ercole.
In tutti i casi, volenti o nolenti, si salpa con la marea del 1º gennaio 2010.
“L'ordine di abbandonare la nave fu impartito alle cinque pomeridiane. Per la maggior parte degli uomini, comunque, non sarebbe stato neppure necessario: sapevano che la nave era condannata e che ogni sforzo per salvarla sarebbe stato ormai inutile. Non ci furono segni esteriori di paura o di apprensione. Avevano lottato senza posa per tre giorni e avevano perduto. Accettarono il loro destino quasi apaticamente. Erano troppo stanchi per preoccuparsene.” (Alfred Lansing Endurance: l'incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud)
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Postato Giovedì 31 dicembre 2009 da kalt |
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