Dopo due anni di riunioni e discussioni, i vertici dell’
IWC (la Commissione Internazionale sulla Caccia alle Balene) sono giunti a una proposta di riforma per i prossimi dieci anni di caccia alle balene, discussa nel meeting annuale di Agadir: la proposta era quella di fermare la moratoria in vigore dall'86, e regolamentare la caccia, in sintesi: rendere legale la caccia, ma a regole precise..
Protagoniste dei primi giorni del meeting sono state invece le discussioni sull’inchiesta pubblicata dal
Times di Londra, che avrebbe rivelato delle tangenti (sotto forma di contanti, viaggi e prostitute) pagate dal governo giapponese ai commissari di sei piccole nazioni, nell’intento di comprare il loro voto. Cosi', in breve, si e' giunti ad uno stallo, soprattutto a causa della resistenza dei tre principali paesi pro-caccia, Giappone, Islanda e Norvegia.
La BBC aveva preparato una lista di domande e risposte per fare chiarezza sugli accordi di cui si sta discutendo e che vi riproponiamo:
Qual è la proposta?
L’idea dell’IWC è di dare il via libera alla caccia regolamentata alle balene nelle coste giapponesi, ma fissando dei limiti precisi alla quota di esemplari uccisi: portarla immediatamente dai 935 ai 400 e a 200 entro il 2015. Stessa cosa per Islanda e Norvegia, ma con numeri differenti. Inoltre, secondo la prosposta, le tre nazioni non potrebbero cacciare unilateralmente, e il Giappone dovrebbe smettere di usare la scusa della “ricerca scientifica” per la sua caccia alle balene. La commissione scientifica dell’IWC avrebbe la libertà di modificare le quantià di esemplari cacciati, in base al rischio per la specie, e sarebbe garantita la presenza di osservatori indipendenti a bordo delle navi cacciatrici.
Quali sono le ragioni dei contrari?
Si basano soprattutto sul fatto che, di fatto, renderebbe legale la caccia dopo 24 anni di moratoria, il che potrebbe portare anche altre nazioni a iniziare la caccia alle balene — la Sud Corea, ad esempio, ne ha già espresso la volontà. Inoltre, nell’accordo non viene esclusa la caccia a specie di balene a rischio di estinzione.
Quali sono le ragioni dei favorevoli?
Sotto la moratoria, almeno 2000 balene all’anno sono state uccise comunque, illegalmente o con la scusa della ricerca scientifica. Le associazioni ambientaliste considerano la moratoria un buon obiettivo raggiunto, ma notano l’evidenza del suo insuccesso nei confronti di Giappone, Islanda e Norvegia. Rendere legale la caccia e regolamentarla porterebbe invece a una diminuzione delle morti, e a un controllo maggiore, se non totale, degli organi internazionali.
Quali sono i benefici per il Giappone?
Soprattutto d’immagine: finirebbero le polemiche e le condanne internazionali, lasciando comunque libero il Giappone di cacciare le balene, seppur in numero inferiore. Qualcuno dei negoziatori sostiene inoltre che le spedizioni nell’Antartico per la caccia iniziassero a costare troppo, e avere la libertà di cacciare nelle proprie acque taglierebbe le spese.
Fin dall'inizio, la Iwc ha preso la decisione
di avviare una discussione a porte chiuse, lasciando
fuori la società civile e i rappresentanti dei media e non ha consentito
alle ong di parlare almeno fino ai termini dei lavori: durante il vertice, infatti, si e' arrivato addirittura a prospettare l’ipotesi di votare a favore della liberalizzazione della caccia alle balene, peggiorando così una situazione già di per se drammatica.
Dobbiamo infatti ricordare che, attualmente, le grandi balenottere azzurre rappresentano appena l'1% della loro popolazione originaria, nonostante 40 anni di protezione totale, di balene grigie del Pacifico occidentale sono rimasti appena 100 esemplari e rischiano seriamente l'estinzione. Secondo il Wwf dal 1986 al 2008 quasi 32mila balene sono state uccise. Ma i paesi balenieri hanno continuato ad aumentare le loro quote. Il Giappone insiste nel continuare a cacciare per motivi di "ricerca".
Toshio Kasuya dell'università di Teikyo, ha spiegato le implicazioni del programma: "
Il suo costo annuale è di circa 6 miliardi di yen, più o meno 50 milioni di dollari americani. Cinque di questi sei miliardi derivano dalla vendita della carne di balena ricavata dagli esemplari cacciati. La quota rimanente deriva invece da sussidi statali e da altre fonti di finanziamento. È chiaro quindi che, senza gli introiti legati al commercio della carne, i balenieri che prendono in appalto il programma di ricerca commissionato dal Governo non potrebbero continuare ad operare".
Cosi' (per fortuna?) l’incontro si è concluso con la conferma della moratoria sulla caccia ai cetacei, che è in vigore già dal 1896, senza spuntare nuovi accordi o impegni dalle nazioni incriminate.
Di fatto,dopo il fallimento di Agadir, Giappone, Norvegia e Islanda possono continuare a cacciare nascondendosi dietro la maschera di improbabili e inesistenti studi scientifici, poiché la moratoria del 1986 ne impedisce la liberalizzazione e, a farla breve, anche nella 62ma edizione della commissione baleniera internazionale (Iwc) i governi non sono riusciti a raggiungere un accordo su un pacchetto di proposte sulla caccia alle balene. In un comunicato ufficiale il WWF non puo; che prendere atto che "
Nell'anno della biodiversità questo è un ennesimo brutto segnale..."
GreenPeace, con azioni dimostrative e con comunicati stampa si e' subito fatta parte attiva nel sostenere la necessita' di abolire la caccia ai cetacei. Ecco il suo messaggio:
Proprio in queste ore ad Agadir in Marocco si sta concludendo la 62esima riunione della Commissione baleniera internazionale (IWC). Le balene non sono in vendita. È il messaggio che abbiamo inviato ai membri dell’IWC, piazzando qualche giorno fa una balena gigante sulla scalinata di Piazza di Spagna, in centro a Roma. Perché con promesse di soldi e corruzione i paesi balenieri cercano ogni anno di raggiungere la maggioranza.
Purtroppo, sembra che ancora una volta non si sia raggiunto alcun tipo di accordo per proteggere le balene. Un'altra riunione fatta di sole chiacchiere, mentre il prossimo anno ancora una volta Giappone, Norvegia e Islanda ne massacreranno migliaia di esemplari. I governi riuniti ad Agadir dovrebbero vergognarsi di essersi ritirati a discutere a “porte chiuse” per nascondere le loro discussioni sterili che non hanno permesso di fare nessun passo avanti.
C’è un’unica chance. Tutti quei governi che si schierano per la conservazione delle balene – come l’Italia – devono immediatamente mettere in atto azioni politiche decise per porre fine alla falsa “caccia per ragioni scientifiche” del Giappone nel Santuario dell’Oceano Antartico e la caccia della Norvegia e dell’Islanda, portata avanti in totale violazione della moratoria esistente.
Da oltre trent’anni lottiamo in difesa delle balene. I nostri due attivisti - Junichi e Toru - rischiano più di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne del programma giapponese di caccia alle balene. Cosa sono disposti a fare i paesi che dicono di voler proteggere le balene? Noi continueremo a lavorare per fermare questo vergognoso massacro!