Senza svelare nessun particolare ulteriore della trama, passo in rassegna
i commenti a Nemesis usciti in questi giorni sui quotidiani americani.
Dico subito che in generale non sono lusinghieri. Molti hanno
suonato la campana a morto per i film di Star Trek mentre altri, trascinati
dall'entusiasmo, hanno esteso i funerei rintocchi anche alla serie
televisiva. Alcuni commentatori hanno invece apprezzato il film
ed elogiato l'interpretazione di Stewart
e di Hardy (il cattivo), ma nessuno ha gridato al capolavoro. Come leggerete,
i commenti sono molto diversificati fino ad arrivare a letture diametralmente
opposte a seconda dei critici. Tutti però si trovano d'accordo nel
giudicarlo molto meglio di Insurrection. Ditemi voi se questa può
essere considerata una garanzia.....
TV Guide
La guida tv americana stronca senza pietà il film: "Il decimo film di Star Trek, cosí come l'esecrabile "Enterprise", la quinta serie
televisiva, purtroppo rafforza l'idea che l'amatissima serie - una volta
vetrina di drammi allegorici profondi capaci di catturare lo spirito del
loro tempo - è collassata nel buco nero del proprio mito".
Dopo essersi lamentato della banalità dei dialoghi, dei cattivi,
stereotipati ed esagerati, e della regia che sembra aver confenzionato un
prodotto principalmente per l'home video, il commentatore Franck Lovece
aggiunge: "Spettacolarità ed effetti speciali hanno salvato film
altrettanto brutti in passato, ma mai nessuno talmente trito da non avere
praticamnte né suspense né colpi di scena. E quando anche i
truccatori e il ritocco digitale in post-produzione non si preoccupano di
eliminare le rughe attorno agli occhi teoricamente senza età di Data,
significa che la stanchezza a questo punto non è solo fisica".
The New York Times
Il pluripremiato quotidiano americano - per gli articoli di giornalismo,
non per le critiche ai film - se ne esce con una recensione di Nemesis
positiva. A Stephen Holden, il commentatore, Nemesis è piaciuto (facciamo un applauso al vecchio ed affidabile "Star Trek") soprattutto
per il senso di meraviglia, di esplorazione e di incrollabile fede nell'uomo
e nel suo futuro che non sono mai mancati dagli anni 60 in poi. In questo caso,
continua Holden, si sfrutta un tema molto attuale, quello della clonazione
umana. Critiche a Shinzon, il cattivo, che come clone è troppo differente
dall'originale per poter essere credibile. "(...)Hardy, con la sua faccia
tonda coi labbroni ed i suoi grandi occhi torvi è sotto molti aspetti fisici
l'esatto opposto di Stewart che è spigoloso ed ha occhi
freddi e vigili a fessura. Shinzon è un Caligola del futuro che parla il
lamento acido ed acuto del giovane imperatore viziato che alza i pugni al
cielo. Un contrasto piuttosto netto col capitano di Stewart col suo tono sonoro
di basso-baritono scespiriano e la sua calma imperturbabile". Anche il
New York Times silamenta delle sbavature della trama scritta da John Logan,
ma sottolinea che è sempre fedele allo
spirito di Star Trek. Elogi finali alle scene di battaglia spettacolari che
però si protraggono per troppo tempo.
Cinescape Magazine
Un altro commento positivo, forse piú del precedente. Michael Tunison
esordisce dicendo che se anche fosse l'ultimo viaggio di una generazione,
ovvero l'ultimo film di TNG, sarebbe una bella conclusione. Quel che è
piaciuto di piú è il tono epico del film, assente
da anni, e il senso del passaggio del tempo. Nei film precedenti di TNG i
personaggi sembravano "(...)congelati, con le relazioni fra i personaggi
sostanzialmente immutate dalle prime stagioni della serie. Un insieme di eroi
statico con conflitti personali ormai logori (...)". Con Nemesis
i personaggi e le loro relazioni finalmente si evolvono e ci restituiscono i
contorni di una saga spaziale. Non mancano le solite critiche alla
sceneggiatura mentree delle varie sottotrame che caratterizzano il film Tunison
elogia sostanzialmente la principale, quella dello scontro fra Shinzon e
Picard (e stronca quella del "doppio" di Data). "(...)il cuore di Nemesis
è naturalmente il conflitto
fra Picard e Shinzon, mostrato come la versione oscura di quel quel che
avrebbe potuto essere Picard se le circostanze della sua vita e della sua
infanzia fossero state diverse. L'esplorazione della complessità di
questa relazione è una sfida ch una volta tanto non spreca il talento
recitativo di Stewart e completa la comprensione del suo personaggio. Mentre
il tentativo di superare "L'ira di Kahn", uno dei favoriti dai fans, con una
serie di scene fortemente d'azione non decolla fino in fondo, il confronto
Shinzon/Picard è abbastanza forte da costituire il vero nucleo solido
del film". Il pezzo poi continua fino ad arrivare al finale che viene
definito in linea col resto del film, sorprendente e che lascia spazio
ad uno sviluppo nuovo dei personaggi nel caso in cui la produzione decidesse
di fare un seguito. "In Nemesis si percepisce per la prima volta da almeno
"Generazioni" che i troppo cauti produttori della saga hanno deciso di rompere col
passato e di fare un film vero ed il risultato è un prodotto
che risulta molto piú significativo per l'universo Trek di tutti gli
altri film di TNG".
USA Today
Altra stroncatura su tutta la linea. Film lungo (e noioso), senza
novità ed un cattivo che sembra un altro figlio del Dr. Male di Austin
Powers
(In effetti questo paragone era stato fatto anche da TV Guide). Bollato come
film per pochi e stanchi affezionati della serie e che è destinato
a ragranellare pochi euro vista l'uscita la prossima settimana de "Il signore
degli anelli: Le due torri" e di altri film di un certo spessore.
Chicago Sun Times
"Sono seduto qui a guardare "Star Trek Nemesis", il decimo film di Star
Trek, e sto sorridendo e cerco di capire il dialogo sul tracciato isotronico
Ruritronico dal pianeta Kolarus III, o che altro accidente stanno dicendo,
forse era "positronico" e gradualmente mi rendo conto che Star Trek, per
quanto mi riguarda, è finito. Ho guardato queste storie per almeno
metà della mia vista e diciamocelo, hanno finito la benzina".
Roger Ebert, in un commento molto divertente, si lamenta del look troppo
vecchio ormai delle astronavi, dei momenti visti e rivisti come quelli degli
scudi che non funzionano ((...)sono decine di anni che gli scudi stanno
perdendo potenza(...) forse è ora di cambiargli le pile) e si
lamenta della pochezza dei dialoghi: "Patrick Stewart come capitano
Picard è un attore favoloso. Lo so perché l'ho visto recitare
altrove. Si dice sempre di Stewart che la sua forza di attore è la sua
abilità di riuscire a recitare pessimi dialoghi con convinzione totale.
Dico che è ora di smetterla di incoraggiarlo. Ho un'idea: invece di
dargli dei brutti dialoghi, perché non scrivergliene di belli per vedere
cosa riesce a farne? Ragazzi, avete uno che recita Shakespeare". La
trama non ha colpi di scena se non quelli "telefonati" ed il regista poteva
sforzarsi di piú nel rendere le scene d'azione oltre che fare
muovere la gente in plancia e farla aggrappare ad ogni sostegno disponibile.
"Credo che sia ora che Star Trek faccia un altro salto avanti di 1000
anni nel futuro, ad un tempo in cui le astronavi non sembrano uscite da
un videogioco degli anni 70, in cui gli alieni non sembrano solo umani con
delle fronti strane ed in cui il senso di meraviglia, di stupore ed una
certa dose di alfabetizzazione siano accolte di nuovo nella serie. Star Trek
era stupendo una volta, ma ora è la copia di una copia di una copia"
.
Boston Globe
Il titolo del pezzo recita "L'equipaggio dell'Enterprise è ancora
fuori strada", dove la strada era quella sbagliata presa da "Insurrection".
Wesley Morris, come già altri sopra riportati, mette in evidenza che
il film introduce dei cambiamenti per i personaggi, alcuni dei quelli sono
cambiamenti permanenti o con grossi effetti sul loro futuro. Nonostante sia
migliore del suo predecessore, Nemesis è lontano dall'essere un bel
film perchè manca sia di bei dialoghi che di azione galvanizzante. Anche
il regista ci mette del suo dirigendo male le scene d'azione, soprattutto
quelle in interni. Dulcis in fundo, anche la morale espressa dal film non
sembra all'altezza di Star Trek
Washington Post
Un'altra stroncata in piena regola viene dal Washington Post: "Lungo
un'ora, in bianco e nero e con un magnifico toupée con un attore
attaccato, il materiale che è diventato Nemesis sarebbe potuto essere
un classico del Trek televisivo. Lungo il doppio, realizzato dallo staff
tecnico della Paramount a livelli di eccellenza e con un uomo pelato che sa
recitare come protagonista, Star Trek: Nemesis è un supplizio per
chiunque non sia un Trekker ardente. È un faser settato su stordimento"
. Le critiche non si fermano qui. L'idea che sta sotto al film avrebbe
potuto essere provocativa negli anni 60, ma non adesso, e molte soluzioni
che possono andare bene per la serie televisiva, non funzionano sul grande
schermo. Stephen Hunter ha una serie di lamentele da fare alla Paramount:
il film è lento; il ponte di comando dell'Enterprise sembra la
stanza di controlo di una rete televisiva; gli scudi che si abbassano del
40% hanno stancato; basta anche con le pessime scene di battaglia all'interno
in cui si vedono sempre dei tubi che si rompono facendo scintille; gli attori
sono pochi e molti di loro fanno la figura di comparse; va bene che l'età
media aumenta, ma magari metterci qualche attore piú giovane non stona.
Pant, puff! Ma non tutto è da buttare. "Fra le macerie vanno
però notate alcune grazie. Stewart, come al solito, è sempre
credibile e profesisonale. Mentre attorno a lui gente come Hardy recita sopra
le righe e gente come Frakes recita sotto le righe (forse perché non ha
quasi nulla da fare se non urlare frasi in technobabble e fare a pugni con
uno con una maschera di gomma che qualcuno aveva dimenticato sul radiatore
durante la notte), Stewart recita. È una performance vera, elegante,
nitida, totalmente convincente. E poi c'è Brent Spiner che fa Data,
l'androide con le adenoidi; odio il cerone argentato che gli mettono in
faccia per farci capire che è meccanico, ma sembra sempre il piú
umano dei personaggi ed in questo film sembra essere l'unico a trasmettere
emozioni riconoscibili". Conclude dicendo che quel che manca a Nemesis
è la forza narrativa che invece hanno avuto "Primo Contatto", "The
Voyage Home" e "Alla ricerca di Spock".
Los Angele Times
Kenneth Turan comincia con un riepilogo svogliato della trama del film che
copre quasi tutto l'articolo per concludere con: "Ma che cos'è
questa roba? - ci si potrebbe chiedere. Hey, queste sono i buoni vecchi temi
della fantascienza di una volta, quelli che adesso non si vedono piú,
che odorano di chiacchiere notturne su argomenti come il doppio e la natura
dell'identità, quando domande come "può l'eco sconfiggere la
voce" possono sembrare, per abuso di caffeina, come qualcosa di profondo.
Domande che hanno fatto della serie originale il fenomeno che è oggi.
È vero che i film di Star Trek, e Nemesis è solo parzialmente
un'eccezione, hanno un certo alone di serietà. Nessuno dirà mai
che hanno la propulsione narrativa di un treno in corsa, indipendentemente da
chi li scrive e li dirige. E, ad esclusione di Stewart e questa volta anche di
Hardy, nessuno dirà mai che la recitazione è memorabile. La
familiarità e la continuitè hanno fatto e sono il successo
di questa serie. Siamo già stati qui e ci piacciono i dintorni".
In sintesi
Tralascio altri commenti che se vogliamo ricadono in uno dei precedenti o in
una loro combinazione. Ho purtroppo escluso il commento dettagliato
- ed entusiasta! - di Steve Krutzler su Trekweb.com perché ho scelto di
non riportare critiche fatte da "fans" della serie. Mi riservo di farlo in
futuro, ma vi consiglio comunque di andarla a leggere perché mette in
evidenza alcuni aspetti trascurati da tutti i critici di professione.
Come detto nel cappello introduttivo, a parte qualche picco positivo e
qualche stroncatura solenne, il film si attesta su un punteggio medio. Ci
si aspettava di piú da un film pari!, ma aspetteremo pazientemente di vederlo sigli schermi italiani a fine marzo.