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Processo a Enterprise - 2° parte - L'Accusa
Enterprise (V° serie)Prosegue il processo ad Enterprise, la V serie Trek finita anzitempo senza troppo dispiacere dei fan. Dopo il dibattimento iniziale della precedente puntata ora è la volta dell'accusa. Martino Sulmoni ci snocciola tutti i capi d'accusa per Enterprise e il team di produzione. Prestate attenzione.....

Processo ad Enterprise - 2° Parte - L'ACCUSA

Una serie è essenzialmente una matrioska, un contenitore che contiene una storia che contiene una morale. La morale da sola è un concetto, non ha materialità e, spiegandola in modo esplicito, se ne perde la coerenza e verità. Si può chiamarla morale o in altri modi: contenuto, concetto, problematica, esperienza, testimonianza, lezione, esempio, ecc… ma affinché la morale sia presentata serve un contesto in cui applicarla per fornirla allo stesso tempo di materialità e di un esempio che ne renda valide le motivazioni, ma soprattutto che si riallacci all’esperienza diretta dello spettatore. Questo contesto è la storia, che a sua volta, per essere raccontata, ha bisogno di personaggi, oggetti e luoghi combinati a formare delle situazioni.

Un bravo creatore di serie compone la matrioska nelle due direzioni, dalla serie alla morale e dalla morale alla serie, contemporaneamente. Nel caso specifico di Star Trek, il grande Gene Roddenberry aveva in mente soprattutto la morale e il tipo di contesto capace di trasmetterla. Poi come si compone il contesto è importante, ma ne limitante ne forzato, le possibilità di combinazione sono infinite, basta sceglierne una che funziona, come il buon Gene ha dimostrato diverse volte.

Un malvagio produttore di serie invece, la matrioska non l’apre per nulla. Egli pianifica costo e prezzo di ogni episodio, componendo poi il contesto che permetta di ridurre il costo ed aumentare il prezzo. Tanta e tale è la cieca appartenenza alla catena di montaggio economica, che il malvagio produttore nemmeno s’interroga sul significato delle sue azioni, inizialmente non si cura della qualità dell’opera, che per lui è solo un prodotto, ma poi, con il tempo e il manierismo, diventa così preso dall’atto della produzione da non curarsi più nemmeno del prodotto finale della sua produzione. Il processo è se stante e la propria unica preoccupazione: una macchina auto-concimante per l’economia della Paramount, a Viacom Company © ® TM.

È da ricordare che Enterprise è il risultato finale di questo processo, e non l’inizio e la causa. Infatti durante la creazione e continuazione delle numerose e affrettate incarnazioni di Star Trek si è passati molto in fretta dalla creazione intelligente alla produzione lucrosa, fino a raggiungere una sovrapproduzione sia per i consumatori, sia per le fabbriche, tanto che si è iniziato un processo di standardizzazione ed ottimizzazione produttiva tipica delle catene di montaggio e che, come risultato finale, ha portato i produttori a preoccuparsi solo della produzione, dell’uscita in tempo di nuovo materiale da mostrare e vendere e non della creazione di una serie con dei contenuti e dei messaggi. E in fondo, date le premesse di sovraproduzione di serie, dove ne iniziava una nuova prima che fosse compiuta la precedente, altrimenti non poteva essere. Chiunque lavori conoscerà questo effetto, quando il lavoro da compiere è troppo, lo si deve ottimizzare e si deve ricorrere agli straordinari non per migliorare e costruire, ma solo per tenere il passo con le scadenze.

E la colpa di Enterprise è stata quella di continuare a correre mentre avrebbe dovuto fermarsi, è stata quella di continuare una cosa che avrebbe dovuto finire, è stata quella di saltare ancora una volta il processo progettuale e creativo, per il quale sarebbe stata necessaria una pausa di riflessione, per digerire Star Trek nel suo insieme, capire ciò che era stato e che era diventato, quali errori il cammino aveva generato, e quali potenziali ancora non erano stati espressi correttamente.
E invece nulla di tutto questo, lo stesso identico staff, dal produttore all’elettricista, che aveva lavorato alla produzione di materiale Trek nei 14 anni precedenti, ha continuato ciecamente il suo lavoro produttivo, come una cieca catena di montaggio che sforna bulloni tutti uguali e tutti poveri di valore.

A dire il vero qualcuno è andato e qualcuno si è aggiunto, e stranamente chi scappava, oppure veniva allontanato, lo faceva per discordie con il produttore esecutivo Rick Berman; mentre chi si inseriva nella produzione lo faceva con lo stesso cieco e ignorante entusiasmo che spinge i politici ad entrare in politica: l’illusione di riuscire a cambiare le cose, a migliorarle, ad apporre il proprio contributo. Nella realtà però, esattamente come avviene per la politica, la produzione era una macchina auto-sufficiente, auto-alimentante e auto-consumante, così instaurata nella sua entità da non necessitare di nessuno in particolare, e allo stesso tempo incapace di produrre nulla di particolare, dato che di fatto si muoveva in una direzione propria che per nessuno era possibile controllare. E infatti credo che non fosse possibile controllarla nemmeno per Berman. Ma questa non vuole e non può essere una giustificazione, tutti possiamo diventare assassini all’occorrenza, ma l’uomo buono riesce a scegliere di non uccidere anche quando tutti gli elementi gli suggeriscono di farlo.

Mentre parlava del futuro nella prefazione di un libro, immaginava la serie Trek numero XX da scaricare direttamente dal mainframe della Paramount in formato olografico per il proiettore da polso … se questo non è essere schiavi della propria creatura … e infatti l’accusa dimostrerà in seguito che questo subire il presente è in parte anche la causa della sua incapacità di disegnare il futuro.

Ora che le basi teoriche dell’accusa contro la serie sono sul tavolo, passerò alla loro dimostrazione presentando nel modo più analitico possibile gli elementi che la costituiscono: morale, oggetti, personaggi, luoghi, scene.

Enterprise è colpevole perché priva di morale?
Certamente si, e in modo del tutto inconfutabile. La frase di presentazione della serie è: “back to where it all began”. Il principio della serie dunque è quello di raccontare una parte specifica della linea temporale di Star Trek. Ma cos’è la linea temporale di una serie, e come può la scelta di un’epoca rispecchiare dei contenuti?
La linea temporale di una serie di telefilm altro non è che la finale forma di degradazione dei contenuti e perdita di contatto con l’anima della serie. Ricordo ancora che le situazioni sono delle messe in scena allegoriche, veicolo fisico della morale, quindi mettersi a sequenziare queste scene e creare una fittizia storia del fittizio universo di Star Trek è una forma di estraniazione dalla realtà, munita di una storia ben più complessa e ricca d’insegnamenti, dove è la storia a porre le regole del gioco e i suoi limiti, e a ricordarci qual è la vera anima dell’essere umano, mentre la storia fittizia può essere plasmata a piacere, subisce la nostra fantasia e viene controllata.
La sequenza temporale di una serie di telefilm, se progettata, altro non è che un pretesto narrativo creato attorno alle esigenze di presentazione dei contenuti. Qui invece si vuole pretendere che sia il pretesto narrativo a suggerire i contenuti, è un paradosso irrisolvibile, e un buonissimo esempio lo porta la nuova trilogia di Star Wars, dove si è inventata una storia che è diventata se stessa il contenuto, e non a caso viene chiamata la trilogia di cartone. Ma la cosa ancora più avvilente è che la linea temporale di Star Trek non è stata scritta per Enterprise, e non è nemmeno stata scritta, è frutto d’incidenti perché in realtà non dovrebbe nemmeno esistere, dato che si tratta di un artificio preteso al di fuori della struttura delle serie televisive. Gli episodi si susseguono per presentare tematiche e mettere in scena insegnamenti di ogni tipo, ed ogni volta vengono creati gli elementi necessari al tema specifico, quindi ovviamente l’assemblaggio di questi elementi è caotico e incongruente, ma dato che non si tratta di una telenovela, dove è la storia il contenuto della serie, questo non ha importanza.

Ricapitolando quindi il contenuto della serie, ovvero i primi viaggi interstellari dell’uomo, non è un contenuto, inteso come principio, sapere, intuizione o insegnamento che si vuole presentare, ma una storia, intesa come successione cronologica di eventi. Il contenuto della serie dunque è un resoconto. Allora è la storia il contenuto, e il mezzo per metterlo in luce è il racconto dei suoi eventi? No, perché la storia non è stata scritta ma è subita, in quanto preesistente. Allora è una storia vera che nella sua verità genera insegnamento? No, perché è una storia inventata assemblando avvenimenti senza senso, una successione di pretesti narrativi per serie televisive passate ricche di contenuti, e che su questi si basavano.
Qui si vede benissimo come la produzione di Star Trek abbia perso di vista lo scopo finale della sua attività, e in effetti abbia perso la capacità di vedere al di la di se stessa. Così accecata dalla sua creatura che ne subisce la volontà. Star Trek è diventato un universo parallelo completo e si è automunito di storia, e adesso pretende di raccontare se stesso, come se fosse il datore di lavoro dei produttori, e non il loro manufatto, come se fosse il principio, e non uno strumento.

Enterprise è colpevole perché assortita di personaggi mal ideati, mal combinati, e mal sviluppati?
Assolutamente si, in modo impossibile da contraddire.
I personaggi sono strumenti al servizio del messaggio, sono in altre parole messaggeri, e vanno quindi creati e combinati per servire questo scopo. Chiaramente non sono degli ingranaggi puri e semplici, dei lettori di monologhi o stanchi professori universitari che tentano di spiegare in poche parole anni di ricerche e riflessioni. Devono essere creati con un principio, in relazione alla morale della serie, ed essere sviluppati affinché funzionino anche senza messaggio, combinati e anche presi singolarmente. In Enterprise nulla di tutto questo è stato fatto. Chiaramente mancando un principio, e l’idea di strumentalizzazione delle rappresentazioni televisive, mancano chiaramente tutte le basi per una corretta e completa progettazione della serie.
Come devo essere i primi esploratori della galassia? La risposta non deve essere il gusto del produttore (perché anche se avesse gusto, il risultato sarebbe un esercizio di stile), la risposta deve essere cercata in un’altra domanda, cosa succederà all’equipaggio? Dove era prima del viaggio, cosa incontrerà, come lo affronterà e come reagirà, e dove sarà alla fine del viaggio? Affinché i personaggi funzionino a se stanti e in gruppo, e nella storia, queste domande devono trovare risposta, ma il principio di ognuna di queste riflessioni richiede un principio per la serie. Dopo che i singoli personaggi sono abbozzati, ci si deve riproporre le stesse domande pensandoli in gruppo, e quindi rifinirli, modificarli, e alla fine, con dei personaggi singoli funzionanti e un gruppo funzionante, bisogna immergerlo nella sua funzione strumentale di messaggero, ed essere pronti a rimaneggiarlo fino al principio, finche non funziona.
In Enterprise questo non è stato fatto, non ci troviamo di fronte a personaggi pensati ed elaborati nel senso della serie, ma ci troviamo con una serie di cliché prefabbricati captati dall’esperienza delle serie precedenti, e per appagare diversi TARGET commerciali si assortisce la nave di un rappresentate di ogni potenziale consumatore, sperando che combinandoli durante gli episodi essi attirino il massimo del pubblico potenziale. C’è il violento, c’è il bello, c’è il saggio, c’è lo snob competente, c’è la brava ragazza e l’algida battona, e c’è anche l’occhio esterno che guarda alle cose con distacco.
Nessuno di questi fantocci funziona da solo, e non si e pensato a farli funzionare in gruppo. In effetti il loro sviluppo è compiuto durante la produzione stessa della serie in modo del tutto casuale dato che non parte da un’idea, e questo processo riflette lo a maturità dei produttori, sia in termini di cultura e sapienza, sia in termini di coscienza trek, che quindi ancora una volta risulta completamente sfalsato, dato che la serie è ambientata in un momento nel quale questa esperienza non c’era.

Concludendo, questo equipaggio, mal assortito e con tutti i difetti di una produzione anti-artistica, è la proiezione dell’esperienza delle serie trek, l’equipaggio successivo prodotto dall’evoluzione della produzione, il momento in cui è ambientato non importa: le vulcaniani possono essere prese dai giornali erotici e vestite dallo stesso sarto che ha salvato Voyager dalla cancellazione, le relazioni interpersonali cambiano tanto velocemente quanto i personaggi, tanto da sembrare affetti da disturbi schizofrenici della personalità. Non basta inserire due frasi di paura sul teletrasporto.

Enterprise è colpevole di avere scenografie, astronavi, props e costumi ridicoli?
Indiscutibilmente si, ogni appello sarebbe vano.
Ormai è chiaro come le sbagliate premesse della serie e il manierismo della produzione abbiano delle colpe che possono originare solo errori ed orrori, e a questo proposito parliamo della tecnologia, delle scenografie, dei costumi e delle astronavi. Ancora una volta, invece di progettare degli strumenti al servizio della narrazione, si sono messi in opera degli elementi nemmeno belli, che rispecchiano il manierismo e l’attuale livello concettuale della produzione. Inoltre questi elementi sono in chiaro contrasto con gli intenti del prequel, non funzionano tra di loro e non funzionano da soli, non aiutano la narrazione ne hanno la forza di diventare un contenuto.
Il phaser finalmente è divenuto una bella pistolona alla Buck Rogers, e questo è un complimento all’oggetto, ma una durissima critica a Rick Berman, in quale ha sempre voluto armi minacciose per riportare in modo grezzo, diretto e non pensato l’idea di violenza. Gene Roddenberry voleva armi che non avessero nulla a che vedere con le armi, il suo era un mondo fantastico dove la meraviglia tecnologica nascondeva cose meravigliose e cose molto pericolose, con l’uomo al centro per decidere saggiamente in quale direzione rivolgerle. Forse la scelta del prequel doveva servire a Berman per liberarsi dalle condizioni del mondo immaginato da Roddenberry, ma tanto lo aveva gia così mutilato e deformato che tanto valeva andare avanti, senza inventare una scusa stupida come la mancanza di tecnologia per disegnare delle pistole.
I costumi sono per il sarto Robert Blackman quello che i phaser sono per Berman. Ancora una volta il successivo passo nella propria personale esperienza produttiva. Dopo aver fallito miseramente nel tentativo di sviluppare e sostituire le fantasmagoriche tute in Spandex degli inizi di TNG, ha trovato un suo modo originale e funzionale di abbinare l’idea di Jumpsuit alle forme rigide ed eleganti delle uniformi che permettono agli attori di avere corpi leggermente diversi dalla perfezione fisica con le tute di DS9 e VOY. Peccato che poi le abbia rovinate per i film, ma tutto ciò che è stato capace di fare è stato “evolvere” questa sua originale soluzione e sfornare quindi una nuova versione della stessa, invece di staccare e progettare assieme ai produttori una soluzione su misura per il concetto della serie. Chiaramente lasciato senza supporto e senza un concetto, tutto quello che ha saputo fare è stato quello che si fa sempre in una produzione che corre contro il tempo, riciclare in modo intelligente. La parte colorata in cima al jumsuit è ridotta al bordo, la zipper è a vista e il tutto è tempestato di tasche per i props, dato che il colore chiaro non permette di nascondere fasce elastiche o veltri.

Ma la creazione di una nuova serie televisiva deve essere fatta da una produzione che corre contro il tempo?
L’Enterprise non è stata inventata, ad una delle astronavi in CGI di First Contact è stato cambiato il nome, e le textures dei motori, et voilà, una nuova astronave ! Anche qui John Evans ha semplicemente seguito la sua maniera e la capacità a cui è arrivato attualmente grazie alla lunga ed ininterrotta produzione trek, e ha sfornato l’ennesimo clone per stare al passo con i tempi. Le prestazioni, l’aspetto e le caratteristiche tecniche della NUOVA astronave rispondono alle possibilità di produzione della tecnologia digitale, e la fantasia limitata e bambocciona dei maschietti poco cresciuti che la programmano. Altro che i processi creativi d’alto design industriale degli anni ’80 portati avanti da Andrew Probert e la ILM.
Le scenografie pure seguono il trend evolutivo dell’universo trek. Come l’astronave, anche le scenografie sono riconducibili facilmente alla guerra con il Dominio. Infatti chiaramente il tema della guerra e dell’ambiente macho ignorante militaresco che si vive sulle navi da guerra piace al nostro Berman, che forse rivive i momenti felici di quando bombardava contadini Vietnamiti da giovane pilota. Prendete la Defiant e le sue aspirazioni, togliete i vincoli della tecnologia e buonismo ereditato da TNG, ed ecco le scenografie dell’Enterprise. Le piante e il funzionamento degli spazi, le porte, i corridoi, l’approccio steampunk all’integrazione delle tecnologie, le luci e i colori. Nessuna progettazione, nessun distaccamento dall’incessante attività produttiva. Il momento di dire: “ok, cosa vuol dire la prima nave della flotta stellare” è durato giusto il tempo di pronunciare la frase, e poi si è passati a sfornare piani come per un qualunque set provvisorio del prossimo episodio, pensando solo ai costi, allo spessore del legno e alla facilità con cui i tecnici potranno provocare scintille e far lampeggiare l’illuminazione ogni volta che la mancanza di contenuti richiederà una buona dose di azione.

Lo stanco e depredato soggetto di Roddenberry è stato abusato e sconvolto per quasi 10 anni dopo la sua morte, battendo ogni record di capacità produttiva di telefilm, sia in termini di quantità di prodotto filmato, sia come quantità di merchandising coinvolto. Il mercato è saturo, anche l’animo degli appassionati.
Nonostante le molte facce del fenomeno, le due serie di telefilm e i film, una chiara tendenza s’intravedeva e s’imponeva, ed era anche facile dare la colpa della fine a questa tendenza. Ecco quindi l’idea di un prequel, un taglio, una specie di apocalittico reset temporale capace di chiudere un capitolo e cominciare da capo, con un intero universo che aspetta di essere scritto, e non è gia li, descritto in tutti i suoi particolari, a legarti le mani. Idea ammirevole, meno ammirevole certo di una vera fine, ma comunque migliore di un prolungamento del declino.

Dove ha trovato fine questa idea? Penso durante i titoli di testa del primo episodio, quando tutti ci siamo dovuti rendere conto che nonostante le premesse, stavamo guardando un prolungamento del declino, semplicemente ambientato in un altro tempo. Ma che senso ha il tempo nella fantascienza? Sono i contenuti a definire un’epoca, soprattutto se nessuno sa decifrare le date stellari. E se i contenuti non cambiano, ovvero continuano a non esserci, e gli elementi delle scene non cambiano, ovvero continuano ad essere automatismi estetici del gusto della produzione, allora anche il tempo non cambia.

Forse l’unica idea altrettanto valida ma più facilmente realizzabile in modo corretto sarebbe la chiusura di Star Trek. E forse ci eravamo arrivati … ma purtroppo si marcia ancora al passo dell’oca sul cadavere caldo di Star Trek, e si è gia annunciato un nuovo film, che indovinate un po’? E si, avrà come suo contenuto un momento della fittizia storia trek.
Forse la colpa è anche degli appassionati, che dovrebbero prendersi il tempo di capire cosa hanno gia visto, invece di aspettare senza ragionamento l’uscita dell’episodio successivo.

L'avvocato dell'accusa: Martino Sulmoni

Postato Martedì 27 giugno 2006 da kermit
 
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