Alcuni di voi forse sapranno che sono stato tra i primi volontari della
Protezione Civile a raggiungere l’Abruzzo il 6 aprile scorso: il devastante scenario che ci si prospettava davanti, nel silenzio di quella gelida notte, era il più indicativo degli esempi sul potere distruttivo dei disastri naturali.
Naturalmente nessun cataclisma può essere evitato ma, pianificando le nostre attività urbanistiche, industriali ed energetiche – in altri termini la
sostenibilità del nostro stile di vita – anche i danni di quelle stesse scosse che hanno devastato case, beni e vite di così tante persone, potevano essere sensibilmente mitigati.
Ed è così per i drammatici cambiamenti climatici indotti - totalmente o in parte che siano - dalle attività umane: per questo
i leader delle nazioni devono farsi carico di tutte quelle scelte in grado di determinare la sopravvivenza di interi ecosistemi e, in definitiva, del pianeta Terra.
L’aumento della temperatura terrestre, oggi pari a +0,8° C è causato per una buona quota parte dalle emissioni di gas serra dei Paesi industrializzati: fosse solo per
ragionevole prudenza, fosse solo per un sano buon senso, le
emissioni di CO2 dovrebbero essere stabilizzate (l’obiettivo da conseguirsi entro i prossimi sei anni potrebbe ancora essere perseguibile), per poi essere riportate il più possibile vicino allo zero.
Ma qualcuno già sostiene che
ormai le gravi conseguenze del riscaldamento globale non possono essere evitate: estinzioni in massa delle specie oggi conosciute, la perdita di ghiaccio nell’Artico e nell’Antartico con conseguenti inondazioni che comporteranno la migrazione di intere popolazioni. Alternanza di siccità e alluvioni in grado di mettere a rischio la sicurezza alimentare sul pianeta.
Sembra un
film catastrofico, forse è realtà, o forse si tratta di una sorta di
sindrome di Cassandra : difficile averne certezza, a fronte di così tanti interessi coinvolti, di operazioni di propaganda e controinformazione, di mentalità ristrette, egoismo, pigrizie e incapacità previsionale.
Con sicurezza sappiamo che abbiamo di fronte, su un piatto della bilancia, una crisi ambientale nel nostro prossimo futuro, sull’altro, un costo economico e sociale immediato per evitarla.
Certo, non tutti i mali vengono per nuocere e, grazie ad auspicabili scelte di politiche di
rinnovamento del sistema produttivo ed energetico in chiave ecologica, questa crisi ambientale potrebbe rivelarsi anche un’
opportunità per uscire dalla recessione economica imperante.
Dicono gli amici di
Greenpeace che dobbiamo agire oggi per smettere di trattare l'ambiente come un posacenere.
Così almeno penso, mentre sto alla fermata dell’autobus, sgocciolante sotto la pioggia, cercando in me anche una sola motivazione per andare a soccorrere quello “sconsiderato” guidatore di Suv ancora bloccato nella melma del sottopasso.