giugno2015-1“Che tu possa esaudire tutti i tuoi desideri tranne uno perché nella vita bisogna sempre desiderare qualcosa.” (attribuito a Star Trek) –  Sogni, obiettivi, priorità: non sempre (anzi, quasi mai) abbiamo il controllo della nostra vita. Ed è normale,  “c’est la vie”, tuttavia per ciascuno di noi esiste un pianeta remoto dove…

…“Ognuno racconta la vita come gli fa comodo…” (Elena Ferrante)

Giugno2015-2Ormai dovrebbe essere cosa nota a tutti come la natura stessa dei social-network consenta le peggiori performance di protagonismo e presenzialismo.

Questo non è solo un effetto legato all’anonimato (più o meno) relativo e alla distanza fisica tra gli attori che interagiscono, condizioni tipiche della virtualità, in realtà il fenomeno è noto da tempo e prende il nome di effetto Dunning-Kruger.

E che siamo circondati da esperti ansiosi di dire la loro su qualunque argomento, quando invece farebbero bene a tacere e ascoltare gli esperti (veri), che però non si mostrano altrettanto sicuri delle proprie capacità.

giugno2015-3-bisRilevare la propria mancanza di competenza e disconoscere il talento altrui crea interi universi alternativi, pieni di mondi artificiosi che però non comunicano tra di loro, come se fossero lontani non solo anni luce, ma anche nel tempo.

Forse è solo un problema di comunicazione tipico dello spazio profondo: io parlo adesso e tu non mi senti perché il mio messaggio ti perverrà soltanto quando la vita sul mio pianeta si sarà già estinta (e figuriamoci la possibilità di ascoltare una replica!!!).

giugno2015-3Mentre il nostro “adesso”, stante i ricercatori delle neuroscienze, è il nostro presente psicologico o, in parole più semplici, solo l’attimo del quale siamo consapevoli ed è proprio la combinazione degli adesso a darci il senso della continuità.

Per qualcuno il tempo è solo una sequenza che non dura più di pochi secondi (oltre è l’oblio), ma è una misura relativa, anzi elastica.

E così, quando l’adesso dell’io, coincide con un momento critico (mi viene in mente, ad esempio, il ricordo che possiamo avere di incidente automobilistico) percepiamo tutto quanto come se si svolgesse al rallentatore.

Ma se è sempre il nostro computer (pardon, cervello) che integra e sincronizza le diverse percezioni e i messaggi che ci arrivano dal mondo esterno, si spiegherebbe questo ritardo nelle comunicazioni…

giugno2015-4Certo, siamo fatti così, pretenziosi e presuntuosi (“L’inesattezza, l’incompetenza non vi diminuiscono la presunzione, anzi…” diceva Proust), ma anche evoluti per convivere quotidianamente con situazioni di stress: per questo alziamo scudi e barriere, per fronteggiare in maniera efficace le difficoltà relative.

Predatori, guerre, carestie, migrazioni, malattie e catastrofi naturali, nel virtuale assumono una strana inconsistenza e questo non ci aiuta nel trovare le risposte più efficaci o le soluzioni più adattative a difficoltà relazionali.

Alla fine dei giochi tutto (persino il meraviglioso di una scoperta inattesa, di un progetto comune, di una sfida, di un’idea diversa) diventa banale, abitudinario, scontato e di poco valore, come se una patina d’ombra ricoprisse la verità.

giugno2015-6E qui, più che Topolino potremmo chiamare in nostro aiuto Giordano Bruno, che nella sua opera “L’ombra de le idee” concludeva come “… [anche l’ombra] tuttavia deriva dalla verità e porta alla verità; e perciò non devi credere che in essa ci sia l’errore, ma il nascondiglio del vero“.

Che fare allora?

Certamente coltivare sogni, perseguire obiettivi, restare fedeli ai nostri ideali, ma anche mantenere le frequenze di comunicazione aperte e i sensori attivi al massimo raggio, monitorando con pazienza e analizzando i dati e i messaggi che ci pervengono, prestando attenzione all’orologio di bordo, ma anche al tempo universale che condividiamo noi tutti.

“Dopotutto – diceva proprio Walt Disney, il papà di Topolino –  “qual è la differenza tra un sogno e un obiettivo? Una data.”

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