sturm_und_drangArthur Dent: Si può parlare di normalità quando riportiamo a casa il carro con i buoi.
Ford: Cos’è “Normale”?
Trillian: Cos’è “Casa”?
Zaphod: COS’È “BUOI”????
(Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti)

Cosa sarà, nel futuro, la normalità?

mitty-500x385Si, lo sappiamo, al giorno d’oggi, come ai tempi dell’antica Grecia, è sufficiente pervenire alla grotta dell’oracolo (Google) e consultare le profezie (Wikipedia) per scoprire il significato delle cose.

E, se proprio vogliamo avventurarci in previsioni, allora ci rivolgiamo direttamente ai sacerdoti del tempio della conoscenza (i Big Data) e scoprire così ciò che farà tendenza.

Però, al di là di tutto questo sfoggio di conoscenza, qualche piccolo dubbio rimane e per questo sembrerebbe ragionevole un supplemento di indagine.

Partiamo dal concetto di normalità: in merito riporta l’enciclopedia (Treccani) che è “carattere, condizione di ciò che è o si ritiene normale, cioè regolare e consueto, non eccezionale o casuale o patologico, con riferimento sia al modo di vivere, di agire, o allo stato di salute fisica o psichica, di un individuo, sia a manifestazioni e avvenimenti del mondo fisico, sia a situazioni (politiche, sociali, ecc.) più generali”.

A dirla in altri termini, parafrasando illustri pensatori, la normalità allora è solo “conformità alle aspettative collettive”.

BmdW0-gCYAAMntl.jpg largeMa ci basta ad inquadrare il problema? Forse servirebbe una maggiore precisione e ricorriamo allora (parlando di collettività, ovvero grandi numeri) alla statistica laddove si recita che “una distribuzione normale (o gaussiana) è un’ approssimazione per descrivere variabili casuali a valori reali che tendono a concentrarsi attorno a un singolo valor medio.”

Valor medio !?! Seeeh, un po’ come il pollo di Trilussa (o la distribuzione media della ricchezza nel mondo): a dirla come Gilbert Keith Chesterton, “La normalità stessa è un’anormalità” perché la cosa media in se è un’eccezione.”

Vista la soggettività di vedute, tralasciando da parte semantica e statistica, allora dovremmo iniziare a riflettere sul significato che viene dato al termine di “normale” in psicologica.

Il mio guru favorito, Carlo Gustav Jung, sosteneva che “Nell’individuo normale la funzione principale dell’inconscio consiste nel realizzare una compensazione e ristabilire un equilibrio.”

Ecco una bella identità: “normalità = equilibrio.”

A studiarsi bene la Storia della specie umana, si tratta però di un equilibrio Filippine-3-640x250piuttosto instabile, quello dell’acrobata sul filo, come a dire un punto intermedio tra due patologie opposte: “La vita (fa dire, al protagonista di una delle sue storie, lo scrittore maledetto Charles Bukowski) era davvero insopportabile, solo che alla gente era stato insegnato a fingere che non lo fosse. Ogni tanto c’era un suicidio o qualcuno entrava in manicomio, ma per la maggior parte le masse continuavano a vivere fingendo che tutto fosse normalmente piacevole.”

Ecco, ci siamo: forse, nell’accezione più banale (ma non per questo meno veritiera), normale è solo ciò che rientra nei canoni temporanei prestabiliti dalla società o dal gruppo cui apparteniamo.

Anche quando pervengono eventi estremi poiché (ma questa è una mia personalissima teoria) le persone si sentono a loro agio persino con i disastri, ma solo quando sono la condizione normale (sia pur emergenziale) nella quale sono nati e cresciuti.

Forse la domanda iniziale trova l’unica sua significativa risposta in un nuovo quesito: cos’è per voi, sempre immaginando il futuro, uno scenario terrificante ?

worstcase