starship-enterprise-over-earth-clouds“Un senso di responsabilità sociale che vada al di là della famiglia, o al massimo della tribù, richiede fantasia, devozione, lealtà, tutte le virtù più alte che un uomo deve sviluppare autonomamente. Se gliele imporrete, finirà per rigettarle.” (Robert Heinlein) 

Nietzsche sosteneva l’impossibilità che il nostro conoscere potesse andare al di là dello stretto necessario per la conservazione della vita.

Diceva infatti il filosofo che “La morfologia ci mostra che i sensi, i nervi, nonché il cervello si sviluppano proporzionalmente alla difficoltà di nutrirsi.”

Ecco allora che la situazione osservata dall’equipaggio dell’Enterprise dal suo punto di vista privilegiato, l’orbita terrestre, racconta di un pianeta Terra, o meglio, di un’umanità condannata dalla sua stessa ignavia.

Contraddizioni che si stratificano, negazioni che creano un labirinto di specchi (dov’è la verità?) e una totale assenza di obiettivi: dove sono finite quelle visioni fantastiche in grado di strappare quel “velo di Maya” che è il futuro.

Galileo, il padre del metodo scientifico, intuì il valore oggettivo della misurazione di un fenomeno per poterne descrivere il funzionamento in un modello esplicativo.

pre-coatto-02Per comprendere ciò di cui stiamo parlando, prendiamo allora a riferimento i dati statistici sulla penetrazione della Rete in Italia nel 2014 

35,5 milioni di Italiani hanno accesso a Internet (su una popolazione complessiva di 61,5 milioni di persone) con un valore di penetrazione del 58% circa (contro una media europea del 68%). 

Gli utenti italiani sono in prevalenza uomini (55%), la fascia più rappresentata in termini di età è quella tra 25-34 anni (26%), mentre la meno rappresentata è quella degli Italiani tra 55-64 anni (16%).

Gli Italiani passano in media 4,7 ore al giorno a navigare sul web accedendo massimamente attraverso device mobili (59%) e tablet (27%), ma le medie “mondiali” in questo caso sono rispettivamente del 66% e del 30%.

Peraltro 26 milioni sono gli “internauti” italiani che accedono ai social media (al primo posto Facebook, poi Google Plus, poi Twitter, poi Instagram), trascorrendovi, sempre in media, 2 ore al giorno.

Il problema, al di la dei numeri, è dato dall’approccio culturale che non si restringe agli acquisti on-line, ma si estende piuttosto al fatto che si cerca sul web, in maniera più o meno consapevole, proprio ciò che rinsalda i pregiudizi iniziali e si tende a far divenire il web uno specchio del nostro essere: nella migliore delle ipotesi una grande lavagna dove copiare o, peggio ancora, mentire.

Così, tra diffidenza e teorie del complotto, anche lo strumento che poteva garantire condivisione della conoscenza, connettività e democrazia diventa una sorta di terra di nessuno, attraversata da trincee e da crateri di esplosioni, campi minati e filo spinato -simboli della guerra mondiale dell’egoismo.

Sempre Nietzsche affermava che “Colui che finalmente si accorge quanto e quanto a lungo fu preso in giro, abbraccia per dispetto anche la più odiosa delle realtà; cosicché, considerando il corso del mondo nel suo complesso, la realtà ebbe sempre in sorte gli amanti migliori, poiché i migliori furono sempre e più a lungo burlati.”

Ecco quindi che un fenomeno locale (un esempio, appunto, come l’approccio al web di una singola nazione) racconta più di una ricerca sociologica operata sul campo da parte di una squadra da ricognizione dell’Enterprise.

Cosa serve alla popolazione del pianeta Terra per uscire dalla palude (etica) evoluzionistica nella quale si è venuta a trovare al’inizio del XXI secolo?

Forse iniziare con un rinnovato senso di onestà e responsabilità non sarebbe un cattivo “reebot”.

Dopotutto “Il massimo della responsabilità che un essere umano può accettare è così equiparato al massimo di autorità che lo stesso essere può esercitare. Tanto mi dà tanto, e siamo a posto .” (Robert Heinlen, Fanteria dello spazio)

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